Il 2020 sarà ricordato come uno degli anni più neri della nostra storia contemporanea a causa della pandemia del Coronavirus, con un impatto negativo sul settore turistico senza precedenti. L’isola di Mauritius lo ricorderà anche per il disastro ambientale, relativamente contenuto, della MV Wakashio. Vediamo cosa è successo e soprattutto quali zone sono state effettivamente colpite.

L’incidente in breve

La notizia del riversamento di idrocarburi dalla petroliera giapponese MV Wakashio è ormai nota da qualche settimana e con cadenza quasi giornaliera sono stati dati i dovuti aggiornamenti in merito alle operazioni di pompaggio dei liquidi presenti nei serbatoi e di contenimento della diffusione e rimozione del petrolio pesante già sversato nella laguna.

Il 25 Luglio la MV Wakashio si è incagliata sulla barriera corallina al largo di Pointe d’Esny (a sud-est di Mauritius), zona protetta dalla Convenzione di Ramsar sulle zone umide di importanza internazionale. La nave trasportava un carico di 4.180 tonnellate di petrolio pesante.

Dal 6 agosto il petrolio ha iniziato a fuoriuscire da uno dei serbatoi. La perdita è stata arrestata tre giorni dopo, grazie al pompaggio di 500 tonnellate di petrolio dal serbatoio danneggiato.

Il 15 agosto la MV Wakashio si è spezzata in due.
La sezione di poppa è rimasta sulla barriera corallina e dovrebbe essere smantellata prima dell’inizio della stagione ciclonica il prossimo novembre: la piccola quantità di petrolio presente in sala macchine è stata rimossa contestualmente ad altri inquinanti come legno, pannelli e detriti galleggianti.
La sezione anteriore del relitto è stata rimorchiata ed ora è affondata a una profondità di 3.000 metri, a 40 chilometri dalla costa sud-orientale di Mauritius.

L’impatto ambientale e le zone colpite

Si stima che circa 800 tonnellate di petrolio si siano riversate nel mare e nelle lagune.
Gli sforzi per contenere la fuoriuscita sono stati guidati dalle autorità mauriziane in collaborazione con una task force internazionale.

Grazie al loro instancabile lavoro e all’aiuto della comunità locale, le squadre di soccorso sono riuscite ad evitare il peggio. I danni alle lagune, alle rive e all’ecosistema sono rimasti localizzati nella regione sud-orientale dell’isola su circa 10-12 chilometri di costa, lasciando i restanti 310 chilometri inalterati (oltre il 96% delle coste dell’isola).

La mappa dell’area colpita

La fuoriuscita di petrolio ha colpito soprattutto Ile aux Aigrettes, una piccola isola situata al largo dalla costa sud-orientale di Mauritius, in prossimità della città di Mahébourg e dell’aeroporto internazionale. L’isola, riserva naturale dal 1965, ospita specie endemiche e a rischio di estinzione come uccelli Fody, Olive White-eyes, Pink Pigeons (colomba rosata), Telfair Skinks (rettile simile ad una lucertola), Guenther’s Geckos e tartarughe giganti di Aldabra, per citarne alcune. La Mauritian Wildlife Foundation, che gestisce l’isola, ha dato avvio ad una consistente operazione di salvataggio e all’evacuazione di piante e uccelli. Alcuni uccelli sono stati riportati a terra, in cattività, così come i rettili endemici, anche se è impossibile recuperarli tutti.

Altri isolotti del sud-est, Ile de la Passe, Ilot Vacoas e Ile aux Fouquets, sono stati danneggiati e le squadre di salvataggio stanno tutt’oggi lavorando per recuperare piccole popolazioni di gechi notturni minori e altri rettili.

Inoltre, per proteggere questi siti sono state installate barriere di ritenzione antinquinamento anche artigianali, fatte di foglie essiccate di canna da zucchero e assemblate dalla comunità locale che ha svolto un ruolo chiave nel limitare la diffusione della marea nera.
Naturalmente queste barriere, ora sature, dovranno essere rimosse e sostituite da barriere assorbenti.

C’è stata una forte mobilitazione dei mauriziani a sostegno delle autorità pubbliche, del settore privato, degli esperti e delle ONG nelle operazioni di contenimento della diffusione e rimozione del petrolio pesante già sversato nella laguna.

Alcuni rapporti incoraggianti confermano che non sono state colpite le principali spiagge del sud-est così come il Blue Bay Marine Park, dove si trova il resort Shandrani 5* e la famosa isola Ile deux Cocos, meta di snorkelling ed escursioni giornaliere, nonché ambita location per matrimoni.
Una notizia incoraggiante per hotel, resort e altri operatori turistici, pronti ad accogliere nuovamente i turisti non appena riapriranno le frontiere di Mauritius.