Un viaggio nell’Impero del Sol Levante, magari proprio per trascorrere il Capodanno in Giappone, può essere un’occasione per apprezzare la sconvolgente modernità di questo Paese, ma anche per scoprirne gli antichi riti.

Ve ne proponiamo due: la Joya no Kane, che accompagna la notte dell’Ultimo dell’Anno in moltissimi templi buddhisti del Giappone, e lo Zaido, un rituale raro e prezioso che si compie solo a Capodanno e in un’area specifica della prefettura di Akita.

La Joya no Kane (除夜の鐘)

È il rito che “chiude” l’anno attraverso il suono.

Nella notte del 31 dicembre, in numerosi templi buddhisti risuona la Joya no Kane, la “campana di fine anno”. La grande campana del tempio viene percossa 108 volte, un numero dal forte valore simbolico: richiama l’idea di lasciare andare ciò che si è accumulato nell’animo durante l’anno trascorso e varcare la soglia del nuovo con maggiore leggerezza.

Spesso i rintocchi attraversano la mezzanotte, proprio per segnare fisicamente il passaggio tra un prima e un dopo.

Dove ascoltare i 108 rintocchi: se vi trovate a Kyoto, uno dei luoghi più noti dove ascoltare questa tradizione è il tempio Chion-in, celebre anche per l’imponenza della sua campana e per il rito corale.

E dopo il suono, nel cuore dell’inverno, c’è un rito che non accompagna tutta la nazione: resta nel nord, come un segreto.

Lo Zaido

È un rito del nord che “apre” l’anno attraverso la danza.

Lo Zaido è una tradizione antichissima, databile intorno all’VIII secolo. Con questo nome locale si indica il Dainichidō Bugaku: danze e musiche sacre tramandate nel nord del Giappone e ripetute come offerta e augurio per l’anno nuovo.

Si svolge il 2 gennaio nella prefettura di Akita, nell’area di Kazuno: qui i danzatori si alternano in una sequenza di esecuzioni rituali dedicate al santuario.

Dove sperimentare lo Zaido: è un’esperienza che ha senso soprattutto se siete già nel Tōhoku in inverno, perché il contesto (neve, silenzio, nord) fa parte del rito quanto la danza.

A ogni anno che passa diventa sempre più difficile trovare officianti, soprattutto tra i giovani: chi compie le danze deve prepararsi con rigore, imparando formule, passi e orazioni, e mantenendo una disciplina che ha il sapore della devozione. Non a caso questa tradizione è stata riconosciuta anche a livello internazionale, come patrimonio culturale immateriale.

Il Capodanno in Giappone è la festa più sentita e questi due riti (uno diffuso ovunque, l’altro custodito in un angolo preciso del nord) ne mostrano due volti complementari: il bisogno di “lasciare andare” e quello di “iniziare bene”.