Con l’ESTA o senza: due itinerari diversi
Per raggiungere la Polinesia dall’Italia si è quasi sempre passati dagli Stati Uniti: scalo a Los Angeles o San Francisco, ESTA obbligatorio e controlli d’immigrazione anche solo per cambiare aereo. Chi l’ESTA non può ottenerlo, o preferisce non passare di lì, ha sempre avuto pochissime alternative.
Il collegamento giapponese apre due strade, e la scelta dipende esattamente da questo.
Senza ESTA: la rotta giapponese, andata e ritorno
Voli dall’Italia a Tokyo, ti fermi quanto vuoi, e da lì raggiungi Papeete con un volo solo. Al rientro la stessa strada al contrario. Nessun suolo americano toccato, nessun modulo da compilare, nessuna coda all’immigrazione per un transito di due ore.
“Ti fermi quanto vuoi” è il punto. Kyoto e i suoi templi, una notte in ryokan, i mercati di Osaka, l’alba allo Hie-jinja l’ultimo giorno. Poi il Dreamliner di Air Tahiti Nui, e scendi dove il tempo lo scandisce il sole: cinque arcipelaghi, 118 isole, il tiaré dietro l’orecchio.
Con l’ESTA: il giro del mondo
Italia, Tokyo, Papeete, Los Angeles, Parigi, casa.
Prendi un mappamondo e segui quella sequenza con il dito: torna al punto di partenza dopo aver girato tutto intorno, sempre nella stessa direzione, senza mai ripercorrere un tratto al contrario. È un giro del mondo nel senso letterale, con la circonferenza chiusa alle spalle.
Ed è anche la soluzione più comoda per chi combina Giappone e Polinesia: coincidenze migliori, tempi di percorrenza più corti.
Il club di chi può dire “ho fatto il giro del mondo” e intenderlo alla lettera è piccolissimo. Da qui ci si entra.
Due mondi, un unico viaggio. E dal 2027, nel mese che preferisci.