La cattedrale di Taiohae
A Nuku Hiva ho potuto vedere la più grande celebrazione del cattolicesimo missionario delle Marchesi nella storica cattedrale di Taiohae.
Come accadde altre volte e in altri luoghi, anche qui i missionari hanno potuto conquistare nuovi fedeli solo parlando la loro lingua, condividendo conoscenze e portando un miglioramento, almeno in apparenza, alla vita delle persone.
Accettando il cattolicesimo i popoli polinesiani hanno rinunciato a canti, balli, tatuaggi, modi di vivere le relazioni, abbigliamento e altre tradizioni, sebbene in cambio hanno potuto accedere a lettura, scrittura, capacità di calcolo, conoscenze tecnologiche prima sconosciute.
Ma è sempre rimasto loro un senso di smarrimento per la perduta identità. Dopo oltre 100 anni, a partire dagli anni 70 del secolo scorso, quest’identità ha ricominciato a rifiorire.
Pur restando principalmente cattolici i Marchesiani hanno potuto in parte riscoprire e in parte ricreare una forte identità etnica e culturale, forti anche del fatto che qui la lingua originale è ancora molto presente, al contrario di quel che succede a Tahiti e negli altri arcipelaghi, dove i dialetti polinesiani si stanno ormai perdendo in favore della lingua occidentale comune (in caso delle isole di Tahiti il Francese).
Ecco che la cultura Polinesiana Marchesiana rivive oggi tra gli abitanti di queste isole, forte della sua identità, fatta di peculiarità uniche, ma anche di molte cose in comune con la gente delle altre isole della Polinesia (Francese e non).