Hiking a Fatu Hiva
La costa è talmente impervia che la strada è stata costruita con un passaggio in quota, il percorso è in parte asfaltato e in parte sterrato, ma percorribile da qualsiasi veicolo se la strada non è bagnata. Fa caldo e la salita è faticosa per chi non è un atleta come me, ma la soddisfazione di arrivare e poter ammirare il panorama sulla baia di Hanavave così dall’alto è un’emozione fortissima.
La baia di Hanavave è un luogo mitico. Navigatori, gente libera di ogni dove passa prima o poi di qui con la propria barca a vela ed è la prima baia dove possono riposare dopo aver attraversato per tre settimane un tratto di oceano quasi infinito, lasciandosi alle spalle le lontane isole Galapagos. Da qui poi la navigazione verso altre isole della Polinesia è molto breve in confronto!
Il nome originalmente dato dai francesi era “baia delle Verghe”, per la forma delle rocce che la circondano, ma immaginate un po’, ai missionari non piaceva, ecco perché è stata poi rinominata “baia delle Vergini”. Chissà se tornerà al nome originale, o magari manterrà il nome dell’omonimo villaggio.
Mentre noi hikers ci godiamo la passeggiata, il panorama e il picnic in quota che lo staff ci ha fatto trovare alla fine della salita, la nave si sposta con gli altri passeggeri verso la baia di Hanavave.
La discesa è lunga e faticosa, ma il panorama da questo lato è veramente mozzafiato, pochi posti al mondo mi hanno colpita come Fatu Hiva!
Noto nei monti di fronte un buco, immagino che i locali abbiano una leggenda da raccontare su di esso, ed è proprio così! Viene detto il “passaggio dell’amore” perché è lì che potevano incontrarsi un ragazzo e una ragazza di due vallate diverse. La storia è bellissima ma onestamente poco credibile.