Lo spettacolo degli Ifugao
Il pomeriggio lascia spazio al tramonto, e quando il sole ormai sparisce dietro le montagne la nostra Jeepney ci riporta in hotel. Per questa sera è programmato uno spettacolo con danze, rituali e canzoni degli Ifugao. Mi è purtroppo impossibile rappresentare su schermo la musica, le voci, gli strumenti e la passione di questo popolo, ma quello che posso fare è descrivere alcune delle tradizioni che ho imparato.
Per cominciare, i vestiti!
Le donne vestono semplici camicie bianche (prima dell’arrivo dei missionari spagnoli non usavano coprirsi il petto), e gonne tessute a mano, con decorazioni differenti a seconda dello stato sociale. La popolazione più povera, i lavoratori delle risaie, potevamo permettersi una semplice gonna rossa intervallata da una sola striscia nera.
I medi proprietari terrieri, invece, riuscivano a decorare il tessuto di una seconda striscia bianca, con un intreccio particolare di fili gialli e neri. I grandi proprietari terrieri, infine, esibivano una sorta di “patchwork” con varie strisce colorate, sempre su una base rossa.
Gli uomini non presentano invece nessuna differenza sociale dell’abbigliamento: una stola copre le parti intime e uno scialle decora il petto. Completano l’abito un cappello rituale e la borsa per gli attrezzi, comprensiva anche di machete per la vegetazione. Si racconta che nei tempi antichi venisse utilizzato anche per combattere: la popolazione Ifugao era infatti costantemente in guerra con i vicini Kalinga, e anche con gli indigeni di Sagada, e tra le usanze ormai per fortuna sopite rientravano perfino episodi di cannibalismo verso i nemici sconfitti (oggi possiamo invece dormire sonni tranquilli, almeno a detta della simpatica presentatrice dello spettacolo).